"In un regime totalitario gli idioti ottengono il potere con la violenza e gli intrighi... in una democrazia, attraverso libere elezioni..."

sabato 3 agosto 2013

LO STATISTA DI ARCORE E LA CONCEZIONE DELLA DEMOCRAZIA

Autore: Emiliano Bonatti


E dunque eccoci qua, la resa dei conti pare essere arrivata. Nessun italiano in possesso del sacro dono della capacità critica aveva dubbi sul fatto che la sentenza della Cassazione sul caso Mediaset avrebbe segnato un punto di svolta drammatico nelle sorti del nostro sgangherato paese e sulle sorti dell'ancora più sgangherato governo delle larghe intese. Solo qualche "anima bella" del Partito Democratico credeva, o faceva finta di credere, che le vicende giudiziarie di Berlusconi non avrebbero minimamente influito su un governo nato contro natura. La condicio sine qua non mai confessata per garantire la sopravvivenza della strana alleanza era quella che la sentenza decretasse l'assoluzione dell'imputato eccellente. In tal caso l'uomo di Arcore avrebbe mantenuto il ruolo di cui si era totalmente auto-investito, quello di grande statista, sacrificandosi in un'alleanza con l'odiato Pd per il bene della nazione.

Le cose sono andate diversamente e quello che tutti sapevano sta prendendo forma nelle convulse ore che stanno seguendo la decisione dei giudici. Il grande capo, con tutti i fidi soldatini alle spalle, ha iniziato la propria crociata (quella che, ciclicamente, re-inizia da 20 anni) contro la Magistratura che lo perseguita e contro chi vuole impedirgli per via giudiziaria di continuare la sua finora grandiosa opera di salvataggio dell'Italia.

A questo punto urge una piccola nota per gli smemorati o per chi non abbia dimestichezza con i principi fondanti di una democrazia. Uno Stato democratico (se sano) si fonda innanzitutto sull'uguaglianza dei propri cittadini e sul principio di "supremazia della legge", quello che gli anglosassoni definiscono "rule of law". Questo è un passaggio fondamentale nella nascita delle moderne democrazie. Prima esisteva qualcuno (un re, un dittatore, un capo religioso) che non doveva rispondere delle proprie azioni di fronte alle norme del diritto, mentre ogni singolo cittadino aveva l'obbligo di rispettarle alla lettera. E' dunque chiaro che, se l'Italia vuole considerarsi ancora una democrazia, nessuno può pensare di non riconoscere una sentenza della Magistratura, oltretutto rimasta invariata in ben TRE gradi di giudizio, anche se si chiama Silvio Berlusconi e anche se ha ottenuto 7 milioni di voti alle ultime elezioni politiche. Il consenso del popolo (una parte del popolo, per la verità) non regala a nessun individuo alcun tipo di immunità. Se così fosse, molto semplicemente, cesseremmo di vivere in un regime democratico. Altro punto fondamentale, legato ai principi, è quello della separazione dei poteri dello Stato. Berlusconi ha tentato più volte di applicare strane riforme della giustizia che di fatto non andavano nella direzione di rendere più snello il procedimento giudiziale, ma semplicemente verso il tentativo di togliere autonomia alla Magistratura e relegarla nel ruolo di "satellite" controllato dalla politica. Una Magistratura (e quindi un potere dello Stato) non indipendente è un'altra bestemmia costituzionale al di fuori di ogni principio democratico. Quello a cui abbiamo assistito in questi anni non è il tentativo da parte di qualche forza occulta di eliminare per via giudiziaria un avversario politico. Siamo esattamente all'opposto: è questo signore che ha tentato per anni di sfuggire per via politica alla giustizia. 

Alla luce di queste considerazioni, le dichiarazioni e le minacce fatte in questi giorni da Berlusconi appaiono al limite dell'eversione. Il "grande statista" ha semplicemente gettato la maschera (se ancora ce ne fosse bisogno) dimostrando quanto fosse realmente interessato più alle sorti del Paese che alle proprie. Ieri i suoi scudieri hanno già ventilato l'ipotesi di un implicito ricatto: o Napolitano concede la grazia oppure si va al voto ad ottobre, alla faccia delle esigenze di un'Italia ormai allo stremo. Dov'è finito lo statista che a giugno parlava di "periodo di riconciliazione nazionale", che si proponeva come presidente della pseudo Convenzione che doveva diventare una nuova "costituente" per l'Italia? Questo, signori, ammesso che qualcuno possa ancora stupirsi, è l'onorevole Berlusconi. Questo, signori, è il senso delle istituzioni dello statista di Arcore, quello che addirittura si vedeva come futuro Presidente della Repubblica. Quello che, assieme ai suoi discepoli, tiene in ostaggio un paese intero da ormai vent'anni.

Sarà interessante nei prossimi giorni valutare le mirabolanti azioni del Pd, sempre pronto ad estrarre dal cilindro abili mosse strategiche. Pare ormai chiaro che sarebbe irresponsabile prestare ancora il fianco alla schizofrenia del Pdl, solo per salvare il governo Letta. La base è in rivolta e se già prima faticava a comprendere i motivi dell'appoggio al governo di larghe intese, con gli sviluppi attuali considererebbe folle proseguire una simile strada. La coalizione è morta e non sarebbe male, ammesso che il Pd ne sia capace, giocare per una volta d'anticipo e non attendere che siano gli altri a dettare la linea. A questo punto, il congresso diventa sempre più urgente così come diventa urgentissima la preparazione ad un eventuale nuova tornata elettorale, a meno di un accordo in extremis per un nuovo governo assieme ai 5 stelle che si imponga punti certi quale l'essenziale riforma elettorale da varare in tempi brevi.
Lo stesso Pd, però, dovrà affrontare un sano bagno di realismo e sperare che dai propri consessi esca come futuro leader Matteo Renzi. Che piaccia o meno a parte dei militanti e sopratutto a parte dei dirigenti, il sindaco di Firenze appare l'unico esponente democratico in grado di ampliare il consenso del partito al di fuori dei propri classici confini. E per vincere finalmente un'elezione politica, i voti vanno raccolti anche in altre "aree", come dimostra il voto dello scorso febbraio in cui il Pd ha dilapidato in campagna elettorale un vantaggio che sembrava incolmabile.

1 commento:

Rodolfo Marangotto ha detto...

Questo è Berlusconi, ma lo è solo per un motivo: 1/3 degli elettori italiani continuano a votarlo, a preferirlo; lo legittimano a fare del paese Italia il suo Stato, con le sue regole!
Non mi sorprende più nulla di Berlusconi, mi continuo a sorprendere degli italiani! In fondo il Pdl è la fotografia di una porzione cospicua della nostra società! Gli elettori del centro-sinistra che oggi, più di ieri, disprezzano quanto stia succedendo sul tavolo politico italiano (scontro Magistratura-Berlusconi, governo large intese, incomprensioni nel PD, ...), avrebbero potuto essere gli autori di quel cambiamento che tanto inseguono; come? Votando Renzi alle primarie nell'autunno scorso! Non è retorica ma puro realismo! Ma hanno preferito conservare il "sistema partito" del PD, piuttosto che rivoluzionare il "sistema Italia"! Ritengo che l'unica vera risorsa al momento disponibile per gli italiani, sia questo "ambiguo" governo e soprattutto le riforme che può fare ...e qualcosa nell'aria c'è!